Quando ti trasferisci in un'altra città, le persone che ti vogliono bene giustamente si preoccupano un po'.
Ti immaginano solo soletto, in una casa desolatamente vuota, mentre mangi in un triste piatto di carta della pasta al burro rancido con accompagnamento di acqua di rubinetto, rigorosamente tiepida.
Da buon figlio unico, non temo la solitudine: come dice una persona a me molto cara "io da solo sto benissimo, mi sto un sacco simpatico", e poi l'inevitabile periodo di introduzione in un ambiente a me non familiare come quello di Lordpolandia mi avrebbe portato ad avere un sacco di tempo libero per leggere, andare in palestra, prendere confidenza con le inevitabili faccende domestiche.
Povero illuso.
Al compimento del primo mese da esule, il bilancio è il seguente:
- La casa fa pietà
- ho cominciato un libro il 3 di Aprile: è fermo a pagina 29
- sono seriamente impegalato in un tourbillon di caffè, spuntini, merende, cene, aperitivi che non finisce mai prima di mezzanotte (e che certi giorni, come mercoledì, si trascina fino all'alba inoltrata)
- manco a dirlo, sono grasso come un maiale
Insomma, per ora il bilancio è assolutamente positivo (pancia a parte); nonostante ciò, aspetto con terrore la botta di nostalgia...